I prodotti dell’alveare
Il prodotto dell’alveare più conosciuto, più frequentemente consumato e comunemente associato alle api è il miele. Questi fantastici insetti sono in grado, in realtà, di elaborare svariati prodotti grazie alla loro anatomia ghiandolare, alla necessità di nutrimento che le porta a spostarsi di fiore in fiore e all’istinto di cooperazione e protezione che hanno nei confronti della colonia.
Il miele
Il miele è, per definizione, “il prodotto alimentare che le api producono a partire dal nettare dei fiori, dalla melata o dalle secrezioni che le stesse raccolgono sulle piante, combinano con sostanze derivanti dal proprio organismo, trasformano e allestiscono nei favi affinché possa maturare”; si tratta, pertanto, di un prodotto del tutto naturale che, per legge, non può essere diluito o mescolato ad altre sostanze. Le api sono in grado di succhiare il nettare presente principalmente in strutture florali ed extraflorali chiamate nettarii, grazie a una particolare conformazione dell’apparato boccale denominata “ligula”, ovvero una sorta di proboscide lunga dai 5,5 ai 7 mm. Verosimilmente attratte dagli oli essenziali che conferiscono al nettare un aroma particolarmente gradito, le api, assicurandosi che la conformazione del fiore garantisca alle loro ligule di penetrare fino in fondo al calice fiorale, preferiscono posarsi sui fiori che dispongono di quantità di nettare elevate, le cui concentrazioni zuccherine siano superiori al 15%. Una volta ingerito, arricchito con enzimi prodotti dalle ghiandole salivari proprie e stoccato nella cosiddetta “borsa melaria” (un rigonfiamento del primo tratto dell’intestino), il nettare va incontro a una riduzione del contenuto di umidità fino a raggiungere valori inferiori al 20% grazie al suo passaggio di ape in ape definito trofallassi. In seguito viene collocato nelle celle dell’arnia e opercolato da un sottile strato di cera affinché si possano concretizzare i processi di maturazione.
Sembra incredibile a dirsi ma le varietà di miele sono infinite perché le variabili che influiscono sulla produzione sono veramente tante: la prima differenza la fanno le piante o i fiori da cui viene ricavato il nettare durante i
voli delle api, ma influiscono sicuramente in modo decisivo anche la zona geografica, l’altitudine e la stagione in cui viene prodotto.
In generale il miele derivato da un unico tipo di fiore è detto monoflorale, quello originato da diversi fiori si chiama millefiori.
Per quanto riguarda il nettare, sicuramente occorre ricordare che le api bottinano (cioè prelevano il nettare e il polline) da più fiori, quindi non ci sarà mai un miele prodotto solo ed esclusivamente da una varietà di pianta,
ma si ottengono mieli che hanno sicuramente una prevalenza di aromi. Anche la consistenza del miele può variare molto a seconda della sua derivazione “floreale”, infatti può essere da viscoso a denso, fino a cristallino. Può essere
molto diverso anche alla vista con colori che vanno dal dorato ad ambrato a seconda del fiore di provenienza. Infine tutte queste variabili incidono sulle qualità organolettiche, con mieli che possono essere dolci, molto dolci, o
anche amarognoli, come nel caso del miele di castagno.
Conservazione
Grazie alle qualità di antibatterico, il miele è un alimento che naturalmente ha una lunga conservazione. Tuttavia, sono possibili alcune alterazioni dovute principalmente ad umidità, luce, calore. L’umidità favorisce la fermentazione, la temperatura e la luce influenzano direttamente l’aroma e i principi nutritivi, quindi è opportuno conservare il miele in recipienti ermetici (il miele tende ad assorbire umidità ed odori dall’ambiente) e al buio ad una temperatura sempre inferiore ai 20 gradi.
E’ fondamentale sapere che la cristallizzazione del miele è un fenomeno naturale sinonimo di ottima qualità e assenza di trattamenti termici che ne comprometterebbero le proprietà organolettiche, la sua maggiore o minore velocità dipende esclusivamente dalla maggiore presenza di fruttosio legata alla specifica tipologia del miele (acacia cristallizza lentamente, edera rapidamente).
I nostri mieli
Acacia
Si tratta un miele riconoscibile perché caratterizzato da uno splendido colore chiaro, tra il bianco e il giallo paglierino, leggermente ambrato, ha una consistenza liquida e setosa con un aroma molto tenue e delicato, leggero e fruttato,
che sa di fiori, con un sapore molto dolce. Ha la caratteristica di contenere più fruttosio che glucosio, per questo motivo la sua cristallizzazione è molto ritardata e quindi rimane liquido a lungo.
Utilizzo, abbinamento e benefici
Il miele di acacia è considerato un eccellente dolcificante e quindi si presta a sostituire lo zucchero nelle bevande, di cui non ne altera il sapore. E’ anche indicato per accompagnare formaggi, in particolare quelli erborinati
come il Gorgonzola, ma anche il pecorino stagionato, sardo o Romano, e il Provolone, oltre che la frutta fresca di stagione.
Il miele di acacia è noto per la sua virtù di regolare l’intestino.
Castagno
Il miele di castagno deriva da castagneti naturali, è di colore molto scuro, con tonalità che, a seconda delle zone di provenienza, vanno dall’ambra scuro al nero; viene nella fascia montana e collinare. Questo miele, avendo un contenuto
maggiore di fruttosio piuttosto che di glucosio, tende a rimanere liquido con una cristallizzazione ritardata; il suo aroma è forte e intenso, mentre il sapore ha un gusto particolare, gradevolmente amarognolo, con un retrogusto
leggermente amaro e persistente che lascia la bocca asciutta. Per merito del suo profumo forte e penetrante, con una piacevole nota tannica, incontra il gusto di molti estimatori.
Utilizzo, abbinamento e benefici
Per il suo gusto particolare, il miele di castagno è poco adatto come dolcificante, mentre si accompagna perfettamente ai formaggi, meglio se non eccessivamente piccanti. Ad esempio è ritenuto ottimo per i formaggi stagionati di
capra e misto di capra, o anche per alcuni formaggi meno stagionati o vaccini, quali ad esempio il Raschera Dop, il Puzzone di Moena, il Caprino Ossolano, ma anche altri tipi quali il Caciocavallo, il Parmigiano Reggiano e la Caciotta
toscana. Il miele di castagno è anche indicato in alcune ricette per aromatizzare le carni.
È emolliente e lubrificante, aiuta così a guarire dalle affezioni respiratorie e dalla tosse persistente, lenisce i problemi di digestione causati da ulcere gastriche. Inoltre favorisce la circolazione sanguigna, è antispasmodico,
astringente, disinfettante delle vie urinarie. Consigliato per anziani e bambini.
Millefiori
Il miele di Millefiori è ricavato dal polline di fiori diversi e dalla melata di più piante. Ha un gusto dolce e gradevole, può essere di colore biondo o rossiccio, denso di sfumature che variano a seconda della stagione e della zona
di produzione. Di conseguenza ha un aroma forte e gradevole che può variare da un anno all’altro anche in base al luogo di provenienza.
Utilizzo, abbinamento e benefici
Questo tipo di miele è ideale sul pane e sulle fette biscottate per la prima colazione o come dolcificante per bevande sia cale che fredde. Il
Millefiori è un ottimo miele da tavola, si ritiene particolarmente adatto per la preparazione di dolci casalinghi. Si può degustare, per contrasto, con formaggi stagionati o semipiccanti.
Consigliabile in particolare per i bambini, i giovani in crescita, gli sportivi, i malati, le gestanti, gli anziani, chiunque svolga lavori stressanti e faticosi e per il trattamento dell’influenza, della tosse, delle malattie polmonari.
Per l’apparato digerente ha una funzione stimolante e regolatrice. Diuretico. Antianemico. Fissa il calcio e il magnesio nelle ossa.
Sulla
La sulla, o Erba Sulla, è una pianta leguminosa. Nella nostra penisola è presente nelle regioni centro-meridionali perché è una pianta che, nonostante cresca bene in terreni argillosi e non tema la siccità, non resiste alle temperature
troppo rigide.
È un’ottima pianta foraggera, ricca di proteine e quindi particolarmente nutriente per il bestiame. In agricoltura, viene anche utilizzata per la rigenerazione del terreno.
Fiorisce nel periodo compreso fra aprile e giugno ed è una ricca fonte di nettare per le api.
Il miele di sulla è un miele a rapida cristallizzazione, formando cristalli medi o fini. Quando è ancora allo stato liquido, ha un colore che va dal trasparente al giallo paglierino, per poi virare al bianco-beige quando cristallizzato.
Ha un sapore molto delicato, con note vegetali o con componenti fruttate.
Rovo
Miele prodotto con nettare di fiori di rovo, pianta riconducibile a diverse specie di rosacee spinose, particolarmente diffuse nelle aree abbandonate, rocciose, presso ruderi e nei pascoli montani aridi dell’area, che produce frutti
conosciuti comunemente col nome di “more”. Il prodotto ha colore ambrato più o meno scuro, sapore di frutto maturo o confettura, profumo delicato
Utilizzo, abbinamento e benefici
Ricco di sali minerali e vitamine, particolarmente indicato nel caso di infiammazioni, stati influenzali e nelle diarree infantili. Si abbina bene con formaggi freschi come Ricotta e formaggi caprini.
Il polline
Il polline è una sostanza polverosa presente nei fiori che viene utilizzata dalle piante per riprodursi.
A seconda della pianta a cui appartiene, il polline può avere diversi colori e diverse forme.
Per le api, il polline è una sostanza proteica importante per il loro sviluppo e lo raccolgono grazie alla peluria presente sul loro corpo e sulle loro zampe, successivamente depositato nelle celle, pronto per essere consumato all’occorrenza. Le api lo impastano con la saliva e lo utilizzano come alimento per le larve e per la produzione della pappa reale.
Il polline viene consumato essiccato o congelato, come integratore alimentare.
È un formidabile ricostituente, con azioni curative anche in altre patologie quali disfunzioni intestinali legate alla flora batterica, anemie, epatiti, arteriosclerosi, infiammazioni prostatiche. La sua funzione è particolarmente
utile nella vecchiaia, nella convalescenza e nei deperimenti organici.
La dose consigliata è un cucchiaio al giorno per gli adulti e un cucchiaino per i bambini. Va assunto lontano dai pasti, per cicli di 2-3 mesi (28 giorni di cura e 7 di sospensione) preferendo il periodo primaverile e l’autunno.
La pappa reale
Prodotta esclusivamente dalle api nutrici, costituisce l’unico nutrimento assunto dall’ape regina. La sua produzione all’interno dell’alveare è di conseguenza esigua, non viene immagazzinata come il polline o il miele.
La pappa reale viene somministrata a tutte le larve per i primi 5 giorni e all’ape regina per tutta la durata della cova, nonchè per tutta la sua vita (ed è ciò che la rende diversa come dimensione e longevità dalle altre api).
La pappa reale si presenta come una pasta fluida, di colore avorio, dall’odore aromatico e sapore acidulo. Contiene acqua, proteine, carboidrati, lipidi, vitamine (B1, B2, B6, B12, PP), acido pantotenico, sali minerali, e oligoelementi.
È un potente stimolante energetico, giova ai bambini, ai convalescenti, agli anziani, alle donne in gravidanza o durante l’allattamento, ai disappetenti, agli sportivi, agli studenti perché aiuta la concentrazione l’attività cerebrale.
La propoli
La propoli è una sostanza che viene prodotta dalle api grazie alla resina che raccolgono le bottinatrici dagli alberi; successivamente viene lavorata, masticata e con l’aiuto della saliva, con l’aggiunta di polline, cera e altre sostanze (alcune delle quali ancora sconosciute), diventa un prodotto fondamentale per l’alveare e viene utilizzato dalle api come:
- Isolamento da correnti esterne e umidità.
- Materiale di costruzione.
- Disinfettante.
Il metodo di lavorazione più utilizzato con la propoli è la soluzione nell’alcool, quest’ultimo infatti è in grado di sciogliere tutte le sostanze contenute nella resina
La propoli è un antibiotico naturale dai molteplici benefici ad esempio svolge un’azione antibatterica, antivirale, depurativa, antimicrobica e molto altro.
La cera
Le api producono cera in modo naturale grazie a delle specifiche ghiandole presenti nel loro organismo ed è il materiale con cui loro costruiscono i favi ovvero la loro casa.
La costruzione dei favi è compito delle giovani api operaie, che hanno da 10 a circa 18 giorni di vita, momento di maggior sviluppo delle ghiandole ceripare, da cui appunto avviene la trasformazione degli zuccheri del miele in cera.
Si stima che per produrre 1 gr. di cera sia necessario all’ape, consumare circa 10 gr di miele.